Niente di Niente Valerio Bevilaqua

Il percorso espositivo, che si snoda sui due piani della galleria, è concepito come un progetto unitario declinato attraverso le sue pitture in stucco veneziano su laminato plastico, a raccontare le tappe evolutive di un progetto d’indagine che Bevilacqua affronta sulla materia e sulla creazione di una modalità operativa: il gesto. Bevilacqua parte infatti da una ricerca sui materiali e sul loro risvolto estetico; pensa al marmo, al legno, alla radica, al granito: li sceglie come elementi che raccontano la storia della forma, ma anche come emblemi di un vivere e di una preziosità domestica, sociale e quotidiana ben connotata, che è diventata poi falsificabile.

Come spiega nell’introduzione al catalogo Elena Forin “sembra contraddittorio il “Niente di niente” se non altro perché le onde, le topografie, le macchie e le nature che ha realizzato dal 2008 a oggi hanno una loro pienezza e una certa densità di racconto, di concettualità, e di corpo pittorico. I luoghi dei suoi dipinti sono delle mappe di segni che si intrecciano a creare nuove geografie, delle onde che agitano le superfici cercando equilibri instabili tra pittura e superficie, delle macchie che si posano senza essere assorbite, e dei paesaggi in cui la natura diventa impossibile se non come dimensione mentale. Il nulla, paradossalmente, scaturisce proprio da qui, da questo creare, da un cercare, e da una modalità operativa che rappresenta la volontà di indagine di Valerio Bevilacqua. La tecnica pittorica con cui inserisce le geografie, le mappe e le onde, segna tuttavia anche l’ingresso nell’opera di una ulteriore falsificazione, ovvero quella della calce lucida e della pittura spatolata da interni, che ancora una volta simula un effetto – quello del marmo- caricandosi però di colori spesso intensi e allucinati, che si depositano sulle superfici come tracce non assorbite dal tempo.”