Francesco Polenghi

Francesco Polenghi è nato a Milano nel 1936 dove a tutt’oggi vive e lavora. Dopo il diploma si è trasferito a New York laureandosi presso la New York University School of Business. Autodidatta, appassionato di arte fin dalla tenera età, ha appreso la tecnica pittorica dall’artista ligure Santagata. Dal 1981 al 1987 ha vissuto in India per soddisfare il suo intimo bisogno di conoscere e comprendere la vera natura dell’uomo. Il suo percorso di evoluzione artistica e personale lo ha portato a leggere i suoi dipinti come storie visive tra loro collegate da flussi di segni. Una materia pittorica che nel corso degli anni si è fatta sempre più movimento, energia, flusso, colore, per interpretare stati d’animo passeggeri. I simboli non sono stati mai abbandonati del tutto ma ripresi nelle storie, cui si collegano anche dei testi scritti, utilizzate nell’attività didattica, cui da anni Polenghi si dedica, con lo scopo di trasmettere i valori umani.

La vita è opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è un sogno, fanne una realtà. La vita è sfida, affrontala. La vita è una gioia, gustala. La vita è gioco, giocala. La vita è amore, godine“. Queste le parole di un amico di Francesco Polenghi che hanno spinto l’autore a condividere il suo lavoro con il pubblico, e a partecipare a questa mostra a lui dedicata. Una scelta difficile per una personalità schiva e riservata come quella di Polenghi, che nel corso della vita ha preso parte a pochissime esposizioni, ritenendo la pittura più una ricerca privata che un risultato da ostentare. Un’arte disinteressata quindi, che rende la mostra presso la Chie Art Gallery una rara occasione di incontro con un artista che ha fatto della pittura uno strumento privilegiato di indagine esistenziale. Gli olii su tela sono una trama di segni retti e curvi, una scrittura dell’anima che scioglie gli intrecci dell’inconscio nel tentativo di dare voce all’ineffabile, all’assoluto, attraverso l’illuminazione dell’intelletto.

Ogni dipinto di Polenghi obbedisce al concetto shakespeariano ‘con te stesso sii sincero, e ne seguirà, come al giorno segue la notte, che non potrai essere falso con nessuno’ (…) Così Polenghi esegue le sue opere in uno stato di trance, trascrivendo il ‘puro dettato dell’inconscio’ in conformità con l’assunto surrealista che preconizza l’automatismo psichico per mettere in luce le pulsioni più profonde della nostra psiche (…) Così egli recita ininterrottamente, mentre dipinge, una litania, il Gayatri Mantra (da man:pensare) più sacro del Veda, che è recitato dal fedele per raggiungere l’illuminazione e prendere coscienza della suprema energia che anima l’universo. Credo che sia l’anelito verso l’universo a conferire alle opere di Polenghi una luminosità numinosa

(Arturo Schwarz, 2003)

Opere